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Asso Ricambi: a Roma, l’assemblea 2024 degli associati. Il nostro report

Roma ha ospitato l’edizione 2024 dell’assemblea degli associati Asso Ricambi: “Collegare i puntini per un nuovo impatto generazionale”. Il nostro report

L’A.Roma Lifestyle Hotel ha ospitato giovedì 29 febbraio e venerdì 1° marzo scorsi l’assemblea 2024 degli associati Asso Ricambi.

Intitolata “Collegare i puntini per un nuovo impatto generazionale” l’assemblea 2024 dei soci Asso Ricambi (Roma, 29 febbraio – 1° marzo) si è svolta alla presenza di numerosi soci, fornitori, partner del Consorzio e stampa di settore, accolti dal management guidato dal Direttore Generale Giampiero Pizza.

Il tradizionale appuntamento è stato un’occasione per consolidare i rapporti analizzando presente e futuro della filiera IAM, condividendo le attività consortili.

Dopo gli adempimenti assembleari, giovedì pomeriggio gli interventi di relatori e ospiti di rilievo, moderati da Umberto Seletto di ACD Network-Automotive Services, hanno arricchito la due giorni con interventi che hanno offerto molti spunti di riflessione.

Venerdì i lavori sono proseguiti nell’area espositiva, dove soci e partner hanno effettuato incontri one-to-one coi fornitori.

Altre opportunità di networking sono state assicurate dalla cena di gala, le degustazioni e diversi momenti conviviali.

Collegare i puntini, quando tutto si costruisce intorno alle relazioni, implica individuare bene le interconnessioni tra problemi, informazioni e tendenze del settore, per costruire un futuro più luminoso e sostenibile per gli operatori IAM.

IAM E OES, una collaborazione possibile: Aurelio Pagani, Cierreffe

Costruire valore nella riparazione indipendente è una mission per il Consorzio Assoricambi.

L’intervento di Aurelio Pagani, AD di Cierreffe, il più grande cliente Stellantis d’Europa specializzato da oltre 20 anni in ricambi automotive originali, ha fatto intuire già dal titolo “Distribuzione ricambi OES e IAM: è possibile una collaborazione?” come ci siano opzioni inesplorate per incrementare i fatturati di entrambi gli “universi” superando la concorrenza.

“Una collaborazione è indispensabile per un futuro di successo e redditività di entrambe le filiere del ricambio, aftermarket e originale, che poi non sono molto diverse. Facciamo tutti lo stesso mestiere e la grossa differenza è che voi siete clienti dei fornitori mentre noi sudditi dei fornitori, le Case auto”.

Lo scenario è favorevole agli operatori IAM per molteplici fattori, secondo Pagani, anche per un player come Cierreffe collegato ai due primi Gruppi OES per redditività in Italia, grazie a:

  • costi operativi minori;
  • margini maggiori rispetto allo “zero virgola”;
  • flessibilità, tariffe e prezzi che permettono di fidelizzare la maggioranza degli automobilisti;
  • meno vincoli sul prezzo medio di vendita del ricambio senza perdere redditività;
  • riparazioni sempre più in mano alle officine indipendenti, mentre le autorizzate e le concessionarie sono destinate a occuparsi di diagnosi e sostituzioni;
  • percentuali di abbandono degli attori OES attuali vicine al 70%;
  • capitalizzazione limitata contro investimenti considerevoli;
  • poca obsolescenza dello stock senza le perdite ingenti della filiera autorizzata e altro ancora.

“Mantenere marginalità che non sono le vostre richiede processi tiratissimi, efficacia per mantenere il servizio, investimenti su persone ma soprattutto su sistemi e processi. Il ricambista IAM si spinge col prodotto aftermarket anche sui riparatori autorizzati, noi ci spingiamo con l’originale sul ricambista per completare la gamma e a volte sull’officina indipendente. In mezzo le società NLT cercano di governare il mercato. Ciò che genera la frammentazione della catena è che nell’IAM il gross margin medio è del 55%, per noi al massimo del 20%”.

Da qui la proposta di Pagani per una struttura distributiva differente: “Una necessità anche per voi per non generare inevitabili inefficienze a fronte di una torta di margine già ridotta da dividere a metà. Ci possono essere collaborazioni importanti in termini di efficienza del servizio, integrazione di sistemi per rendere tutta la filiera, oltre che efficace, efficiente in termini di costi ridotti. Serve però una chiara specializzazione distributiva per canale e non più per prodotto”.

Il problema del ricambio generazionale: Bernardo Bertoldi, 3H Partners

L’intervento “Quale futuro per le imprese familiari?” di Bernardo Bertoldi, docente dell’Università di Torino e fondatore di 3H Partners, professionista di riferimento sul tema, si è focalizzato su ricambio generazionale e continuità aziendale.

Un punto dolente in Italia: il 70% delle imprese con oltre 50 dipendenti è di tipo familiare e il 53% ha titolari ultrasessantenni, di cui solo il 2% ha pianificato la successione.

Problemi aggravati dal nanismo e dal gap digitale. E le nuove generazioni potrebbero dare una svolta verso l’innovazione.

“Il vostro futuro – ha avvisato Bertoldi – sono gli eredi”. Occorre osservare rigide regole predisponendo per tempo la successione, individuando ruoli precisi per l’entrata in azienda e distinguendo tra chi ci lavorerà e chi rimarrà azionista.

“Un problema complesso passando dalla seconda alla terza generazione fino a dinastie con centinaia di soci tra i parenti. Le diverse inclinazioni, dalla voglia di impegnarsi alla propensione al rischio, vanno ben considerate e la meritocrazia non è determinante con interessi in gioco differenziati”.

L’equilibrio si trova definendo doveri e diritti: “Prima si deve però pensare ai bisogni dell’azienda. Coltivando i nuovi imprenditori, individuando i talenti, avviando normali discussioni familiari”.

Dare l’esempio ai figli è il primo passo per essere copiati e lasciare poi campo libero a nuove iniziative, una volta fatta la dura gavetta.

“Essere imprenditore è un modo di pensare al di là delle risorse: vedi un’opportunità e cerchi di perseguirla. Portate i figli fin da piccoli in azienda, fategli fare esperienze esterne presso imprenditori conosciuti e quando entreranno, sebbene con passioni diverse, imparando il mestiere si appassioneranno. Il futuro vero sono i prossimi imprenditori e voi dovete costruirli”.

Il coraggio di essere imprenditore: Oscar Farinetti, Unieruro e Eataly

Oscar Farinetti, creatore di Unieuro ed Eataly, imprenditore e innovatore,  ha indicato le “Dieci mosse per il futuro”, che è poi il titolo del suo recente libro di successo.

Partendo dal presupposto che “Sbagliando s’impara”, seguendo l’esempio dell’amato Leonardo Da Vinci e delle sue opere incompiute poi base di tanti capolavori, una soluzione si può sempre trovare.

“La cultura dell’errore porta a fare, se no non si combina un tubo”. Alcune “mosse” suggerite di carattere universale sono:

  • individuare le priorità e semplificare (un’agenda dei lavori meticolosa evita perdite di tempo);
  • pensare globalmente, agire localmente (un mondo intero aspetta gli imprenditori);
  • sapere narrare (leggere e acculturarsi migliora la comunicazione, l’immagine e la presentazione del prodotti);
  • dal senso del dovere alla bellezza (l’imprenditore investa in sostenibilità ambientale, evitando anche il rischio di finire fuori mercato);
  • restare giovani (mentalmente, senza l’egocentrismo dei vecchi che parlano solo di loro non ascoltando);
  • copiare (come fa Farinetti, perché c’è sempre qualcuno che ha più talento di noi).

Le restanti quattro “mosse” sono in stretta relazione con l’aftermarket:

  • La prima è sapere gestire l’imperfezione, perché “Nasciamo tutti imperfetti”. Un imprenditore deve porsi anche obiettivi utopistici e trarre le conclusioni. La Torre di Pisa, che pende ma non cade, deve alla gestione della sua imperfezione il successo. Niente è perfetto, né budget né vendite, basta apportare le giuste correzioni.
  • La seconda consiste nel non arrendersi mai: “Perde chi combatte 5 minuti in meno dell’avversario”, come disse Napoleone sconfitto dopo innumerevoli vittorie, anche perché tutto il mondo si era alleato contro. È importante unire le forze, anche nel business. E Asso Ricambi è un eccellente esempio.
  • Terza mossa, sapere cambiare: “Nei ristoranti spesso ordinano il solito, in Italia siamo neofobi”. Chi non cambia non ce la farà di fronte alle sfide automotive. Bisogna cambiare persino le abitudini personali, essere curiosi, fare analisi e capire cosa non va o potrebbe non andare a breve, con tempi di reazione rapidi se no sarà tardi.
  • Quarta mossa, infine, coraggio, ottimismo e fiducia: “La paura va gestita. L’ottimismo guarda al futuro, i problemi si possono risolvere anche dopo analisi negative. E il senso della vergogna spinge a comportarsi bene, a provare fiducia gli uni negli altri. La fortuna la trova chi se la va a cercare. Provarci conta più che farcela, come diceva Leonardo”.

Gli ingredienti di una marca di successo: Ivano Trombino, Vecchio Magazzino Doganale

Ultima testimonianza quello di Ivano Trombino, fondatore di Vecchio Magazzino Doganale, azienda di successo produttrice di “liquori rurali” tra i quali il famosissimo amaro Jefferson, con l’intervento dedicato a: “Gli ingredienti di una marca di successo”.

a cura di di Fulvio Miglio