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Auto cannibalizzate: assalto ai componenti

Crescono in Italia i furti parziali di autovetture: fari a led, paraurti, monitor, telecamere di bordo e catalizzatori diventano merce preziosa per il mercato nero dei ricambi. Un report di LoJack fotografa un fenomeno sempre più organizzato, rapido e diffuso, con danni elevati per automobilisti e operatori della filiera

Immaginate di lasciare la macchina parcheggiata sotto casa o fuori dal supermercato e al ritorno trovarla smembrata, “cannibalizzata” di alcuni dei suoi componenti più preziosi. Quello dei furti parziali di auto è un fenomeno criminale che sta assumendo dimensioni preoccupanti, sempre più diffuso nel nostro Paese.

È quanto emerge da un report elaborato da LoJack. Fari a Led, paraurti, telecamere di bordo, schermi digitali, volanti, interi cruscotti, batterie sono alcuni dei componenti più ricercati dai ladri, che alimentano il mercato illegale dei ricambi e sono destinati non soltanto all’Italia, ma anche a Nord Africa, Emirati Arabi e Sud Africa.

Un fenomeno, che colpisce indiscriminatamente le citycar come i modelli dei marchi premium, in tutti i casi con danni ingenti: mediamente si superano i 5.000 euro a veicolo e talvolta si può superare il valore stesso del mezzo.

Auto cannibalizzate: fenomeno in forte crescita

Un business estremamente redditizio per le organizzazioni malavitose. Secondo i dati diffusi dall’Osservatorio Car Clinic, nel 2024 sono stati registrati quasi 14 mila interventi di riparazione legati a furti o tentativi di furto di componenti, con una crescita del 3,5% rispetto all’anno precedente. E non c’è motivo di credere che questa poco edificante parabola ascendente abbia invertito la rotta nel corso dello scorso anno.

Il fenomeno interessa soprattutto i veicoli con età compresa tra i 4 e i 6 anni, che concentrano circa un terzo degli episodi, ma coinvolge anche auto più recenti, fino a tre anni di vita, le quali rappresentano il 28% del totale. Oltre al disagio per l’automobilista, questi crimini sostengono un mercato illegale internazionale di pezzi di ricambio che danneggia l’intera filiera della distribuzione di componenti e dell’autoriparazione. Senza considerare i rischi per la sicurezza stradale.

I modelli più colpiti

Non esiste una classifica ufficiale per brand, ma i veicoli più cannibalizzati dai ladri sono quelli più diffusi sul mercato e che quindi permettono di ottenere componenti con maggior valore economico e soprattutto più facilmente “piazzabili”, pur considerando che molti furti vengono commessi su commissione.

Tra i modelli del Gruppo Stellantis più colpiti figurano Fiat Panda, 500, Punto, Lancia Ypsilon, 500X e Jeep Renegade, ma anche le vetture più vendute dei marchi Audi, BMW, Smart, Alfa Romeo, Ford, Peugeot, Renault, Citroen, Toyota, Lexus, Range Rover e Volkswagen.

Il fenomeno cambia “fisionomia” a seconda dell’area geografica: al Sud risultano particolarmente colpite Fiat Panda e 500, mentre al Nord prevalgono Toyota, Lexus, Range Rover e Volkswagen. In tutti i casi la diffusione del modello e la richiesta di ricambi restano i principali fattori che guidano le scelte dei ladri.

Maglia nera alla Lombardia

A livello regionale la mappa dei furti parziali mostra una distribuzione diversa rispetto ai furti di veicoli interi. La Lombardia è oggi la regione più colpita, con circa il 40% dei casi, seguita dal Lazio con il 27% e dalla Campania con il 18%. Il fenomeno si concentra soprattutto nelle grandi città: Roma e Milano insieme rappresentano circa il 28% dei danneggiamenti totali. Scendendo vero Sud, la Puglia, in particolare l’area tra Manfredonia e Cerignola, viene indicata come una delle zone a maggior rischio, con vere e proprie centrali di smontaggio diffuse sul territorio e officine e autoparchi compiacenti che rivendono i pezzi rubati. Anche la Campania registra un incremento significativo degli episodi.

I pezzi più ambiti

Le statistiche mostrano che il business dei furti parziali si concentra su componenti specifici. Tra i più rubati figurano telecamere di bordo, paraurti, monitor, fanali, cerchi in lega e catalizzatori. Il valore del danno varia molto in base al tipo di veicolo: un paraurti può costare da 45 a 800 euro, un monitor da 180 a 920 euro, un fanale da 500 a 2.500 euro, mentre i cerchi oscillano tra 450 e 1.500 euro. I catalizzatori sono particolarmente ambiti per la presenza di metalli preziosi come platino e palladio. Molto richiesti anche i gruppi ottici avanzati – fari a LED, laser e sistemi di orientamento automatico – che possono superare i 5.000 euro di valore, oltre a motori, portiere, cruscotti, centraline, pneumatici e parti di carrozzeria.

Tecniche sempre più rapide

Dietro i furti parziali operano spesso organizzazioni criminali strutturate, sempre più tecnologiche, capaci di agire in pieno giorno con tecniche rapidissime e sofisticate. Per portare a termine un colpo, un ladro esperto impiega mediamente dai 50 ai 90 secondi. Le operazioni vengono attentamente pianificate in base alle richieste del mercato, privilegiando strade poco trafficate o aree scarsamente illuminate. In alcuni casi il mercato dei ricambi viene alimentato da vetture intere sottratte con diverse modalità: trascinate, rubate clonando la chiave o tramite connessione alla rete CAN bus, soprattutto su modelli come Alfa Romeo Stelvio e Giulia o Jeep Renegade e Compass. Una volta portate nei capannoni, le auto vengono smontate in 3-4 ore e i pezzi avviati ai canali illegali internazionali.

Recuperi e prevenzione

La parola d’ordine per evitare di trovarsi in questo tipo di guai è sempre deterrenza. Un buon impianto di allarme con un sistema Gps è il minimo sindacale, anche se spesso non è sufficiente, così come le dash cam, le telecamere di bordo che registrano quello che accade attorno al veicolo, e i vecchi sistemi meccanici che bloccano sterzo e pedali. Per essere tranquilli occorre dotarsi di strumenti telematici più evoluti in grado di prevenire e agevolare il recupero dei veicoli, come quelli offerti da LoJack, che nei primi sei mesi del 2025 ha ritrovato 1.032 veicoli grazie alla tecnologia in radiofrequenza, a una centrale operativa continua e al supporto alle Forze dell’Ordine. Il 54% dei recuperi ha riguardato Suv, con in testa la Toyota RAV4, mentre il 32% ha interessato le autovetture, tra cui spicca la Fiat Panda. Le regioni con il maggior numero di ritrovamenti sono Lazio, Campania, Puglia, Lombardia e Sicilia.

di Roberto Barone