Con Aste Magherini, General Manager di Saleri Aftermarket, parliamo di nuovi mercati, marchi e logistica, inquadrando quali sono le linee guida e le strategie dell’azienda per affrontare un aftermarket in profondo cambiamento
Dopo una fase di profonda trasformazione, Saleri Aftermarket si trova oggi in un momento chiave del proprio percorso di crescita e consolidamento. Nata nel 2022 dall’integrazione delle attività aftermarket di Saleri e CDC, l’azienda ha fatto leva su un patrimonio industriale e tecnologico di primo impianto, portato nel mercato del ricambio indipendente attraverso i marchi SIL e Ruville. Un progetto che, fin dall’inizio, ha puntato su
coerenza strategica, identità chiara e forte connessione tra prodotto, servizio e organizzazione, operando sempre di più su scala internazionale. Con Aste Magherini, General Manager di Saleri Aftermarket, abbiamo parlato di nuovi mercati, marchi e logistica, inquadrando quali saranno le linee guida per i prossimi anni e le strategie per affrontare un aftermarket in profondo cambiamento.
Come si è chiuso l’ultimo anno per Saleri Aftermarket e come guardate al 2026?
“Abbiamo chiuso l’anno positivamente, senza pressioni o manovre particolari, ma andando in continuità con il progetto che ci eravamo dati, cioè di consolidare i mercati da dove siamo partiti e cercarne di nuovi, allargando la nostra presenza geografica. Questo ci ha permesso di crescere anche nell’ultimo anno a doppia cifra, in un contesto dove i mercati, in generale, sono stati un po’ più lenti. Si tratta di una crescita organica e abbiamo ampliato alcune gamme, mantenendo sostanzialmente lo stesso perimetro. Ma sono soprattutto il cambio di mix, l’invecchiamento del parco circolante e la nostra presenza in 60 Paesi nel mondo ad aver sortito un effetto positivo”.
Quali sono i mercati per voi più importanti e come vi state muovendo a livello internazionale?
“L’Italia e la Germania restano i due nostri principali mercati. Accanto a questi, stiamo lavorando anche in altri Paesi che, nel loro insieme, forniscono un contributo importante. Abbiamo aperto e consolidato mercati molto diversi tra loro: dalla Grecia all’Est Europa, passando per alcuni Paesi del Nord Africa che aspettavano da tempo una presenza più strutturata. Sta iniziando a dare risultati positivi anche la Turchia, che andrebbe ulteriormente approfondita. Stiamo lavorando anche sulla Spagna, un mercato vicino, ma nel quale in passato non eravamo particolarmente presenti, e i primi riscontri sono incoraggianti. Risultati positivi anche dalla Corea e dal Giappone. Siamo ben presenti e lavoriamo con il Nord America, un mercato che richiede prodotti un po’ più specifici, legati anche al primo impianto.
La somma di questi mercati ci ha garantito, nel complesso, un risultato interessante. Ha funzionato
bene il mix, visto che anche Ruville, lanciato a fine 2023, comincia ad avere un valore tangibile.
Infine, stiamo valutando quali effetti avrà l’auspicabile fine del conflitto nell’Est Europa, per capire come approcciare un mercato che subirà sicuramente cambiamenti, con un parco circolante modificato dagli eventi e probabilmente una forte presenza di player cinesi”.
Parliamo di brand: quali sono oggi quelli che vi stanno dando maggiori soddisfazioni?
“Il brand di punta resta SIL, che era alla base del progetto fin dall’inizio. Subito dopo c’è Ruville, che sta crescendo molto bene. Ruville copre tutte le otto famiglie di prodotto (pompe acqua, kit distribuzione, kit distribuzione con pompa acqua, kit catena, kit ausiliari, tendicinghia e ruote libere alternatore, pulegge albero motore, kit cuscinetti ruota), mentre SIL è focalizzato sulla pompa e su ciò che le ruota intorno (kit distribuzione e
kit catena).
Poi ci sono brand storici come Autokit, marchio consolidato e stabile nei numeri e Repkit, che continua a fare il suo percorso. La crescita dei brand è stata lineare e allineata a quella dell’azienda”.
Il progetto della logistica si è concluso?
“La logistica oggi è tutta concentrata qui a Sesto Fiorentino, anche se stiamo cercando altri spazi. Però l’attività è concentrata interamente qui: gestione ordini, confezionamenti, spedizioni. Stiamo facendo ora delle valutazioni su più fonti, per vedere come implementare e aumentare il servizio.
Avere sotto controllo la logistica – che non è una logisitica “standard” ma su un prodotto tecnico – è molto importante per ridurre al massimo gli inconvenienti e fa sicuramente la differenza”.
A livello di gamme prodotti, ci sono state delle novità?
“Le gamme continuano a crescere, come è naturale che sia; quindi, sistematicamente e mensilmente escono nuovi prodotti nelle varie famiglie”.
Il mercato aftermarket è in forte trasformazione. Qual è la sua lettura?
“Non credo che nei prossimi anni il mercato del post-vendita a livello globale registrerà una crescita sensibile dei volumi. Piuttosto, varierà il mix dell’offerta. L’intera filiera dovrà dunque gestire questa fase, senza far prevalere
ansia e iperattività, ponderando bene ogni scelta e mantenendo una grande flessibilità, perché potrebbero esserci momenti altalenanti.
In ogni caso, l’aftermarket ha ancora una finestra temporale mediamente lunga, perché il parco auto continua a invecchiare, e questo ci garantisce una certa tranquillità sul medio termine. Ci saranno prodotti che soffriranno di più e altri che soffriranno meno. Cambierà il circolante, ma ad oggi non sembra che si “stravolgerà” in tempi brevi: la transizione è infatti più lenta di quanto ci aspettassimo.
L’altra parola chiave è “consolidamento”: i costi, la complessità gestionale e le richieste del mercato fanno sì che la dimensione, da sola, non basti più. Bisogna fare delle scelte e farle per tempo, perché chi riesce ad anticipare questo processo ha un vantaggio. Oggi è sempre più fondamentale capire come stare dentro il mercato mantenendo l’equilibrio”.
Guardando al futuro, quali sono le priorità strategiche di Saleri Aftermarket?
“Proseguiamo secondo i programmi definiti dal piano quinquennale stabilito. Il progetto aftermarket, partito ufficialmente nel 2022, è giovane: il fatto di avere ottenuto i risultati attuali è un segnale positivo. Ora è il momento di consolidarlo e mantenerlo a perimetro.
Non escludiamo in assoluto nuove famiglie di prodotto, ma le analisi e i numeri sono tarati su quello che conosciamo oggi.
Un’area su cui sicuramente lavoreremo di più è il marketing: vogliamo rafforzare l’immagine dell’azienda e dei brand, supportare meglio la distribuzione e rendere la comunicazione sempre più coerente con una presenza internazionale che oggi è molto più ampia rispetto a pochi anni fa. Finora la strategia comunicativa dei brand
è rimasta molto visiva: l’obiettivo era dare ai distributori gli elementi visivi per far sì che i brand fossero riconoscibili. Adesso la strategia è di scendere più nel merito e dare anche più informazioni tecniche, quindi associare l’identità effettiva che abbiamo creato a un supporto ancora più concreto”. ■
a cura di Andrea Martinello

Condividi l'articolo
Scegli su quale Social Network vuoi condividere