Truck

“Il camion? È un’abitudine, quasi una malattia”

Il truck ha sempre caratterizzato la vita professionale di Francesco Corrado, AD di Truck Company Group, e ancora oggi pervade di passione un’attività iniziata 50 anni fa, grazie a una grande voglia di giocare a calcio

Francesco Corrado ci accoglie nei luminosi uffici di Truck Company Group a Segrate, con il sorriso e quell’eleganza un po’ dandy che lo rendono subito simpatico. La sua lunga militanza nel settore dei ricambi e dell’assistenza indipendente ai veicoli industriali ne fa l’interlocutore ideale per tracciare un profilo di questo settore di attività e dei possibili sviluppi futuri. Di Corrado conosciamo le doti di narratore efficace, l’ironia, ma non possiamo non stupirci quando, raccontando il suo primo approccio con il mondo della riparazione del camion, tira fuori la tessera n° 103 del Gruppo Sportivo Frenotecnica. La foto è quella di un giovanissimo biondino con la scriminatura da un lato che il retro della tessera ci conferma essere il “giuocatore” Francesco Corrado

Corrado, a questo punto la curiosità è lecita: ci spiega il legame tra il “giuoco” del calcio e i camion?

“Avevo 15 anni e una grande voglia di giocare a calcio: fui così tesserato dalla Frenotecnica, la squadra di un’officina di Milano situata in piena città, in via Palmanova 85, specializzata negli impianti frenanti dei camion. L’azienda era composta da una quindicina di addetti e aveva clienti importanti come la Coca Cola. Pur di poter giocare, in estate per due anni andai a lavorare in officina e fui affidato alle cure di un certo Franco, di pochi anni più grandi di me, ma già considerato un esperto. Così mi ritrovai a smontare pezzi su pezzi e a lavarli con il kerosene e il gasolio, scoprendo che quel mondo mi piaceva. Iniziai a frequentare l’istituto serale per geometri e di giorno andavo in officina dove il titolare Pio Rapacchi, persona a cui devo molto non solo professionalmente, ben presto mi chiamò e mi disse: ‘Franchino, non va bene che tu finito il lavoro in officina vai a scuola, in metropolitana e con addosso l’odore del gasolio! Io sto aprendo un magazzino di ricambi che chiamerò Frenoricambi, tu lo sai guidare il Doniselli?’. Il Doniselli era una sorta di bicicletta dotata di un piccolo motore a scoppio e un grande contenitore, che serviva per le consegne. Risposta affermativa anche se non ne avevo mai guidato uno, e così ebbe inizio la mia avventura nel mondo dei ricambi per veicoli industriali”.

E il Doniselli si guidava agevolmente nel nascente traffico milanese?

“Non ne ho la più pallida idea, in quanto non l’ho mai guidato: fin dai primi giorni, infatti, al banco del magazzino in via Procaccini mi furono utili i mesi passati a smontare e lavare pezzi. I meccanici arrivavano con il pezzo da cambiare smontato e avvolto in uno straccio macchiato di olio. Allora non esistevano cataloghi soprattutto nel mondo degli operatori indipendenti. Mi bastava un’occhiata per identificare componente e veicolo: andavo quindi a colpo sicuro e spesso fornivo anche consulenza sul montaggio. Tutto questo mi fece guadagnare il gradimento delle officine, divenendo il banconista da cui tutti i clienti volevano essere serviti. Assaporai così per la prima volta il gusto del settore commerciale di cui mi sono poi principalmente occupato nella mia carriera”.

In quegli anni la riparazione dei camion era principalmente appannaggio delle Case costruttrici. Come si organizzava la riparazione indipendente?

“L’attività riparativa negli anni 70 si concentrava quasi esclusivamente sul circolante nazionale costituito da Fiat e OM, con rara presenza degli ultimi autocarri Lancia, qualche Magirus rivisto e adattato alle leggi italiane, e ancor meno Saviem e Unic. La caratteristica dei mezzi era la semplicità e di conseguenza l’attività riparativa andava di pari passo con le esigenze della tipologia del circolante. Le officine indipendenti intervenivano su tutti gli organi dell’autocarro ma quelle veramente riconosciute e apprezzate dal trasportatore erano le officine specializzate per tipologia d’intervento quali freni e balestre, freni e impianti frenanti, elettrauto e officine elettrodiesel con specializzazione negli impianti iniezione diesel ed elettrico. La formazione era scarsa e, fatta eccezione di quella delle Case costruttrici, non erano molte le aziende aftermarket che si prodigavano per trasmettere la conoscenza. Quando ciò avveniva era riservata soltanto a pochi operatori. Il mestiere si imparava dal capo officina o dai colleghi più anziani. Questo era possibile in quanto i mezzi non erano complessi e tutto si basava sulla meccanica pura. Nel 1977 Graziano Passera, il nuovo proprietario dell’ormai divenuta Tecnautocar, uomo di visione a cui pure devo molto, percepisce che c’è carenza di strumenti che possano aiutare gli operatori a ricercare il ricambio necessario per riparare i veicoli industriali e mi chiede di sviluppare un catalogo ricambi per gli impianti ad aria compressa che parli un linguaggio semplice, con codici dei produttori aftermarket e che possa diventare uno strumento di lavoro per tutta la filiera distributiva e riparativa. Nel 1978, a distanza di un anno, questo catalogo arriva su tutti i banconi dei distributori di ricambi e per vent’anni resta senza dubbio un elemento indispensabile nello svolgimento dell’attività quotidiana. Il lavoro fu enorme e certosino: i figurini recuperati nelle maniere più svariate vennero incollati su un foglio con a lato il testo e le istruzioni di montaggio, mentre la versione inglese fu curata dalla mia fidanzata, in seguito divenuta mia moglie!”.

Negli anni 80 e 90 il settore dei veicoli industriali diventa più complesso. Cosa succede nella riparazione?

“Effettivamente dagli anni 80 in avanti l’evoluzione nel campo dei trasporti ha determinato rilevanti mutazioni nei veicoli, dalle portate alle velocità, sempre più elevate. Le Case costruttrici di veicoli industriali hanno continuamente promosso miglioramenti procedendo di pari passo con le prescrizioni imposte dalle norme legislative nazionali ed europee. Un segno della visione strategica e della consapevolezza di quanto fosse importante contribuire alla crescita delle officine fu l’idea di scrivere un volume tecnico interamente dedicato agli impianti frenanti pneumatici. Mi venne pertanto affidato questo incarico e il libro di 380 pagine, una vera summa di quanto esistente nel mondo dell’aria compressa, vide la luce nel 1988, grazie alla fattiva collaborazione dell’Ing. Camillo Roverselli, un luminare in materia, e all’editore Morales. Questo volume fu omaggiato e diffuso in quasi tutte le officine di riparazione veicoli industriali, nelle scuole professionali e nelle università. Di questa pubblicazione fu scritto che costituiva ‘un alto contributo offerto all’aggiornamento professionale degli artigiani che svolgono la loro attività nel mondo della riparazione’. Una risposta alla cresciuta complessità dei mezzi e alla pari necessità di formazione”.

Sempre alla fine degli anni 80 nasce Truck Company Group. Qual è stata l’evoluzione del progetto dagli inizi ad oggi?

“A metà 1987 prende vita il primo Gruppo d’acquisto che sotto il nome Sipra mette insieme una serie di operatori del panorama dell’aftermarket dei ricambi per veicoli industriali. Poco dopo, da una costola di Sipra nasce Truck Company Group: le esperienze precedenti permettono a quest’ultima di ridisegnare il progetto su basi più attuali, dando vita a un’alleanza strategica. Inizia così uno studio di fattibilità che non tiene conto solo dei prodotti, ma anche dei servizi. A dicembre del 2010, in seguito all’accordo con Groupauto Italia, Truck Company Group entra a fare parte dell’organizzazione di Groupauto International, gruppo tra i leader a livello internazionale. In seguito a tale accordo, Truck Company Group assume l’incarico di sviluppare in Italia sia il programma commerciale sia il network di officine multimarca sotto l’insegna Top Truck. Oggi il network italiano di Top Truck è formato da 190 officine specializzate in veicoli industriali, mentre a livello europeo raggiungiamo le 700 officine e prevediamo di crescere ancora”.

Oggi perché un autotrasportatore sceglie un’officina multimarca e quali ragioni spingono un’officina ad aderire a un network?

“Negli ultimi anni il circolante in Italia è cambiato velocemente. La presenza di costruttori stranieri è ormai massiccia, il parco macchine delle flotte è sempre più variegato a causa delle fusioni e delle acquisizioni, favorite dalla crisi, e di conseguenza per un autotrasportatore il bisogno di assistere i camion presso un’unica struttura capace d’intervenire su tutto il parco diventa un vantaggio: le officine multimarca garantiscono questo servizio. Altro vantaggio importante per chi fa rotte internazionali è quello di trovare officine dello stesso network poste strategicamente sulle principali direttrici di traffico, in quanto la localizzazione delle officine multimarca segue sempre una visione europea e non si basa su una rete già esistente, come può essere quella di un brand. Visto dalla parte delle officine, i vantaggi per gli operatori che aderiscono al nostro network sono molteplici e vanno dalla forza di un brand a livello europeo specializzato nell’assistenza, alla formazione continua, al marketing alla possibilità di accedere a particolari convenzioni”.

Le reti indipendenti multimarca sono pronte all’impatto della crescente complessità dei camion, della connettività e della lettura dei dati del veicolo, fondamentali per svolgere le attività di manutenzione predittiva?

“Prima di addentrami nell’argomento devo chiarire che il nostro network Top Truck è composto sia da officine indipendenti sia da officine autorizzate dei costruttori di veicoli industriali. Ambedue necessitano di informazioni e di supporti tecnici per aumentare le loro capacità riparative così da potersi definire ‘Officina Multimarca Top Truck’ e soddisfare i bisogni delle flotte di trasporto composte da un parco misto di motrici e rimorchi dei vari costruttori. Tornando alla domanda, se per un attimo immagino di immedesimarmi in un responsabile di una grande flotta, il mio desiderio resta sempre quello di ricevere un’assistenza nel minor tempo possibile, in un’officina vicina e con tutte le competenze professionali. Per rispondere a tutto questo necessita che i dati del veicolo vengano messi a disposizione della maggior parte degli operatori. Tutti oggi siamo in fermento in attesa di conoscere come e chi avrà accesso ai dati del veicolo; nel frattempo ognuno a seconda del proprio ruolo ha sviluppato progetti che possano aiutare le officine multimarca ad intervenire sui mezzi nella loro crescente complessità. Le società di formazione hanno sviluppato nuovi corsi sui veicoli ibridi, sugli impianti a gas liquefatti e così via. I costruttori di attrezzature hanno sviluppato strumenti mirati alle nuove tecnologie, strumenti di diagnosi miniaturizzati installati nella presa di diagnosi con possibilità di monitorare un veicolo da remoto. Il nostro network ha sviluppato una Driver’s App che agevola il collegamento in tutta Europa tra le nostre Officine Top Truck e i conducenti in panne, così come con i Fleet Manager o le società di soccorso 24/7”.

Come vede il futuro del post vendita nel veicolo industriale?

“Non potendo prevedere il futuro, mi limiterò ad elencare alcuni pro e contro: cominciamo col dire che avere una buona organizzazione nel service sarà tutt’altro che semplice. La gamma di servizi che dovranno essere erogati a seconda delle caratteristiche del cliente e dei veicoli non sempre sarà standardizzabile. La filiera del post vendita si sviluppa in un’intricata rete di attori, tra cui sarà richiesto un coordinamento a livello di funzioni interne e una collaborazione con altri soggetti in genere esterni all’azienda. A favore, invece, molte saranno le innovazioni tecnologiche che potenzialmente possono apportare numerosi benefici nel mondo del post vendita. Lo sviluppo del Mobile Internet, per esempio, grazie anche alla notevole evoluzione e miglioramento di dispositivi quali tablet e smartphone consente di avere accesso a diverse funzionalità in maniera molto più efficiente rispetto al passato. Il cliente può utilizzare un’applicazione mobile per eventuali richieste di assistenza; allo stesso modo i tecnici possono potenzialmente ricevere direttamente su smartphone le indicazioni relative all’intervento da svolgere oltre a chiudere gli interventi direttamente presso il cliente. La grande quantità di dati potrà aiutare nel comprendere le ‘difettosità’ più frequenti e rendere più efficiente il processo di intervento del tecnico. La presenza di sensori ha aperto all’Internet of Things (IoT), un ambiente dove i prodotti e i vari dispositivi sono connessi. In questo modo è possibile monitorare le performance del camion, controllarlo da remoto, migliorare l’efficienza nella manutenzione. Dati in tempo reale, misurazioni di performance accurate, erogazione di servizi in modalità remota, assistenza diretta al cliente sono solo alcune delle sfide che le aziende devono affrontare e per cui si richiede un utilizzo efficace delle tecnologie digitali. Dato questo trend, è necessario spostare l’attenzione sulle sfide tecnologiche in corso in quanto non si può più prescindere dal processo di digitalizzazione che sta caratterizzando le varie funzioni aziendali tra cui, per l’appunto, anche il post vendita. Perciò nuove figure lavorative dovranno essere previste, formate e inserite”.

Corrado, in tutti questi anni di attività non ha mai pensato di abbandonare il camion?

“Nella mia lunga carriera avrei potuto in più occasioni occuparmi di autovetture, ma il camion è diventato ‘un’abitudine, quasi una malattia’, parafrasando la canzone di Battisti. Un’abitudine fatta di serietà professionale, specializzazione e rapporti con le officine dove vado appena posso, perché il dialogo con loro è sempre arricchente. E poi c’è quell’odore misto di kerosene e di gasolio che dalle narici ti passa nel cuore e non ti abbandona più”.

 

Chi è Francesco Corrado

Milanese di adozione, 65 anni, Corrado è da sempre un innovatore. Appassionato di calcio e di tennis, oltre che del proprio lavoro, l’amministratore delegato di Truck Company Group oggi dedica buona parte del tempo libero al giardinaggio e al nipotino Mattia.

Focus:

L’autotrasportatore ha bisogno di assistere i camion presso un’unica struttura capace d’intervenire su tutto il parco, e le officine multimarca garantiscono questo servizio.

I vantaggi per gli operatori che aderiscono alla rete indipendente e multimarca sono molteplici: riguardano il brand, la formazione, il marketing e le convenzioni.

Top Truck ha sviluppato una Driver’s App che agevola il collegamento in tutta Europa tra le Officine Top Truck e i conducenti in panne, così come con i Fleet Manager o le società di soccorso 24/7.

La filiera del post vendita si sviluppa in un’intricata rete di attori, tra cui sarà richiesto un coordinamento a livello di funzioni interne e una collaborazione con altri soggetti esterni all’azienda.