Il mercato europeo delle autovetture inaugura il 2026 con un andamento in flessione: le nuove immatricolazioni si attestano a 961.382 unità, registrando una contrazione del 3,5% rispetto alle 996.016 del corrispondente mese del 2025. Il confronto con i livelli pre-pandemia rimane tuttavia impietoso, con un divario del 21,6% rispetto a gennaio 2019.
Nel panorama dei principali mercati europei, la Germania e la Francia accusano entrambe una perdita del 6,6%, mentre la Spagna mostra una crescita contenuta dell’1,1% e il Regno Unito avanza del 3,4%. Spicca la performance dell’Italia, che con un incremento del 6,2% si aggiudica il miglior risultato tra i grandi mercati del continente, confermando la terza posizione nella classifica europea già conquistata nel gennaio del 2025.
Nonostante il risultato positivo nelle immatricolazioni complessive, l’Italia si conferma fanalino di coda tra i grandi mercati europei per quanto riguarda la penetrazione delle vetture ricaricabili (ECV), che nel mese si ferma al 14,8% del totale. Di questa quota, le auto elettriche pure (BEV) coprono il 6,6%, un dato che riflette il rientro degli acquisti incentivati verso livelli maggiormente coerenti con la domanda strutturale del mercato, e le ibride plug-in (PHEV) l’8,2%.
Il distacco rispetto agli altri grandi mercati rimane notevole: Regno Unito in testa tra i Major Markets con una quota ECV del 33,5% (BEV 20,6%, PHEV 12,9%). Seguono a breve distanza la Germania con una quota del 33,2% (BEV 22,0% e PHEV 11,2%) e la Francia con il 32,8% (BEV 28,3%, PHEV 4,5%). Più distaccata la Spagna che raggiunge una quota del 20,9% (BEV 8,9%, PHEV 12,0%). A livello aggregato europeo, i veicoli ricaricabili coprono il 30,1% del mercato, con le BEV al 19,7% (+3 punti percentuali rispetto allo stesso mese del 2025) e le PHEV al 10,4% (+2,8 punti percentuali).
Per quanto riguarda l’Italia, lo scorso 18 febbraio UNRAE ha partecipato all’audizione parlamentare sul c.d. “Pacchetto Automotive” dell’Unione Europea, portando il proprio contributo sugli elementi positivi contenuti nella proposta. I vertici dell’Associazione si sono soffermati sugli aspetti ancora critici e sulle misure urgenti da adottare per scongiurare il rischio che l’Italia si riduca a un mercato marginale in questa delicata fase di transizione.
Il Direttore Generale di UNRAE, Andrea Cardinali dichiara: “Accogliamo con favore alcuni passi in avanti della proposta della Commissione europea: l’anticipo della revisione dei Regolamenti, la distinzione tra i target per le autovetture e quelli per i veicoli commerciali, un approccio più pragmatico sull’obiettivo 2035 – portato da -100% a -90% – il calcolo della conformità su base triennale nel periodo 2030-2032, la strategia ‘Battery Booster’ da 1,8 miliardi di euro e una rinnovata attenzione alle flotte aziendali”.
Tuttavia, la traiettoria delineata dalla proposta deve trovare ancora una fase di consolidamento. L’obiettivo della decarbonizzazione è condiviso, ma la sostenibilità economica e industriale del percorso è ancora da costruire. Tra i principali ostacoli figurano: un iter legislativo ancora lungo che potrebbe penalizzare gli investimenti e la pianificazione strategica delle imprese, il ruolo marginale riconosciuto ai carburanti rinnovabili e i target sulle emissioni delle flotte non calibrati sulle specificità del mercato italiano. Anche l’assenza di un fondo europeo strutturale a sostegno della domanda, la mancanza di un coordinamento fiscale a livello UE e l’insufficienza di interventi concreti sulle infrastrutture di ricarica, rappresentano oggi un vulnus per il mercato.
Con riferimento specifico alla proposta sul “Made in Europe”, secondo l’ultima bozza dell’Industrial Accelerator Act anticipata dal Financial Times, Bruxelles starebbe per varare l’introduzione di una soglia minima di componenti prodotti nell’Unione Europea per consentire ai veicoli elettrici di accedere agli incentivi pubblici. La proposta, che dovrebbe essere presentata ufficialmente dalla Commissione il 25 febbraio, prevede che le nuove automobili elettriche, ibride e a idrogeno beneficiarie di sussidi statali siano assemblate nel territorio dell’Unione e contengano almeno il 70% di componenti realizzati all’interno del blocco europeo – escluse le batterie – calcolato in base al valore. Una misura protezionistica che – secondo l’UNRAE – rischia di generare importanti effetti indesiderati.
Tornando all’Italia, tra le tematiche del settore da risolvere con maggior urgenza, certamente quello della fiscalità aziendale. Sull’argomento, il Direttore Generale di UNRAE Andrea Cardinali afferma: “UNRAE sostiene ormai da anni che l’attuale regime fiscale delle auto aziendali rappresenta uno dei principali ostacoli della transizione ecologica. Se fosse meno penalizzante, le flotte contribuirebbero ad accelerare la diffusione delle tecnologie pulite e rinnoverebbero il proprio parco con maggiore frequenza, generando un usato “giovane” e accessibile. Se non si procede a una riforma della fiscalità in chiave green – intervenendo su detraibilità dell’IVA, deducibilità dei costi e periodo di ammortamento – l’Italia non sarà in grado di centrare i target europei, rischiando seriamente di trasformarsi in un mercato di serie B”.

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