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IL BAROMETRO 2026 DI ARVAL MOBILITY OBSERVATORY

La mobilità si è trasformata completamente negli ultimi anni, fino a diventare oggi un asset strategico per le imprese, al punto tale che su questo tema si registra un’evoluzione nei modelli decisionali e un coinvolgimento significativo di diverse funzioni aziendali.

Questo quanto emerge dal Barometro delle Flotte Aziendali e della Mobilità, l’indagine annuale che analizza e anticipa i trend della mobilità professionale in Italia e in altri 32 Paesi europei ed extraeuropei, condotta da Arval Mobility Observatory, l’osservatorio sulla mobilità di Arval, in collaborazione con Ipsos*.

Un primo riscontro di questo scenario in trasformazione ci viene fornito analizzando i ruoli di coloro che hanno risposto all’indagine: se nel 23% dei casi si tratta dei fleet e mobility manager, nel 24% è invece direttamente il CEO; seguono la funzione procurement (16%), il CFO (14%) e HR (7%).

Sebbene il campione sia eterogeneo, tutti gli stakeholder convergono in maniera chiara su quelli che sono gli obiettivi aziendali in ambito mobilità, tra sostenibilità e ottimizzazione dei costi: per il 38% delle aziende, la sfida principale è infatti l’adeguamento alle politiche sui veicoli termici, per il 32% l’introduzione di veicoli ad alimentazioni alternative, per il 30% la mitigazione dell’aumento del TCO (Total Cost of Ownership).

In questo scenario, che deve bilanciare obiettivi aziendali ben definiti e complessità decisionale per raggiungerli, si trova la figura del fleet manager, al quale è richiesto di trovare un equilibrio tra esigenze economiche, ambientali e organizzative.

Stando all’indagine di Arval Mobility Observatory, sono i dati lo strumento che corre in aiuto per aumentare la consapevolezza del contesto e indirizzare le scelte aziendali in tema mobilità.

Emerge però che, ancora oggi, il ricorso alla telematica, adottata dal 44% delle aziende intervistate, è a supporto delle attività di gestione operativa della flotta (ad esempio, nel 33% dei casi per migliorare la sicurezza e lo stile di guida dei driver e nel 25% l’efficienza operativa). Più eterogeneo e meno esplicito è invece l’utilizzo dei dati come leva strutturata per le decisioni di medio-lungo periodo, come la revisione delle car policy, le scelte sulle alimentazioni o l’integrazione nei processi di reporting aziendale.