Il contagiri, conosciuto anche come tachimetro del motore o contatore di giri, è uno strumento familiare a chiunque guidi un’auto con motore termico. Prende il nome dal greco antico tachys (veloce) e metro (misura) ed è progettato per misurare e visualizzare in tempo reale i giri del motore e la velocità del veicolo. Ma com’è nato questo dispositivo e perché è diventato così importante nella storia dell’automobilismo?
I PRIMI DISPOSITIVI
La sua invenzione risale al 1888, quando venne brevettato dal croato Josip Belušić, che inizialmente lo battezzò “velocimeter”. Bisognerà attendere però qualche decennio prima che venga introdotto ufficialmente nell’automotive. La necessità di misurare i giri del motore (giri al minuto o Rpm – Revolutions per minute) risale infatti agli inizi del XX secolo, quando i propulsori a combustione interna iniziarono a essere utilizzati nei veicoli.
I primi contagiri erano rappresentati da dispositivi meccanici basati su ingranaggi collegati direttamente all’albero motore o alla ruota. Funzionavano grazie alla forza centrifuga: un sistema rotante composto da un cavo e da meccanismi come quelli di un orologio muoveva un ago su un quadrante, indicando i giri al minuto.
Nel 1916, fu l’azienda tedesca VDO tra le prime a commercializzare contagiri per auto. A quell’epoca lo strumento era utilizzato principalmente in ambito industriale, ferroviario e aeronautico, ma con l’aumento delle prestazioni dei motori divenne presto indispensabile anche sulle macchine e, in particolare, su quelle da corsa.
LA NUOVA ERA
Negli anni 50 e 60, con il boom delle competizioni motoristiche e l’introduzione di auto sempre più potenti, il contagiri iniziò a comparire anche sulle vetture stradali di fascia alta oppure proposto come optional su quelli di fascia media (per esempio, sulla Fiat 128 Rally).
I modelli più famosi, come la Ferrari 250 GTO o la Jaguar E-Type, sfoggiavano eleganti quadranti analogici con lancette che si muovevano rapide in sincronia con l’acceleratore. Ma al di là della mera misurazione, in questo periodo il contagiri svolgeva anche una funzione “educativa”: aiutava il guidatore a cambiare marcia al momento giusto, evitando di far girare il motore oltre il suo regime massimo (fuorigiri), cosa che poteva danneggiarlo.
L’ELETTRONICA ENTRA IN SCENA
Con l’avvento dell’elettronica, i primi contagiri meccanici vennero gradualmente sostituiti da versioni digitali più evolute, che ricevevano impulsi direttamente dalla centralina oppure dal sistema di accensione del motore.
Questi nuovi strumenti erano maggiormente precisi, meno soggetti a usura e molto più facili da integrare con altri sistemi di diagnostica. La digitalizzazione, poi, ha anche permesso nuove forme di visualizzazione: dai classici quadranti analogici si è passati a display LCD, indicatori digitali e persino grafiche dinamiche nei cruscotti virtuali delle auto più moderne.
TRA UTILITÀ ED ESTETICA
Oggi il contagiri è spesso presente anche su citycar e Suv, sebbene la guida moderna con cambi automatici e centraline intelligenti lo renda meno indispensabile. Tuttavia, rimane uno strumento molto apprezzato dagli appassionati di guida sportiva e dai professionisti, poiché consente di “sentire” meglio il motore.
Sui veicoli elettrici, invece, il contagiri ha perso utilità, poiché i propulsori a batteria non funzionano con lo stesso regime di rotazione di quelli termici. Per questo motivo alcuni produttori lo hanno sostituito con indicatori di coppia, potenza o consumo energetico.
di Federico Lanfranchi
Condividi l'articolo
Scegli su quale Social Network vuoi condividere